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COMPAGNIA DELL'EST -> AVVENTURE


16 ELEINT 1368 C.V. - 25 AGOSTO 2005 C.G.


Grazie all'incantesimo di Berto gli avventurieri stanno camminando sulle acque acide di Porphatis diretti al castello di Galeus quando improvvisamente un'enorme pinna sbuca dall'acqua e comincia a girar loro attorno; non ci sono dubbi si tratta di uno squalo gigante immondo. Berto si affretta a lanciare un incantesimo ed evoca una seppia gigante immonda. I due mostri marini si lanciano in una lotta tremenda e gli avventurieri corrono fino alle mura della fortezza dove trovano un ingresso che si affrettano a varcare. Si ritrovano nell'ampia sala di quello che un tempo doveva essere un palazzo ricco ed elegante, ma ora ridotto allo sfacelo. Appena muovono alcuni passi all'interno vengono raggiunti da due demoni, due Nalfeshnee che intimano di gettare le armi. Gli avventurieri eseguono e dicono che sono venuti per vedere Galeus, i due demoni non fanno storie e li accompagnano dal loro capo. Con loro grande sorpresa gli avventurieri possono vedere che Galeus è un titano e veste un'armatura molto simile a quella di Kyatos. Siede annoiato su di un grande trono di pietra consunto e eroso dal tempo e al suo fianco stanno due Marilith. Uno dei due tanar'ri prende la parola: "Il potente Galeus chiede chi siano le creature che giungono al suo cospetto" chiede "e qual è il motivo per cui chiedono udienza". Appena gli avventurieri nominano Kyatos Galeus interviene sdegnato:"KYATOS! Quel bastardo di un traditore! Sbatteteli nei sotterranei!". Senza poter protestare gli avventurieri vengono trascinati al piano inferiore. Quelli che vengono chiamati sotterranei un tempo erano il piano terra del palazzo, ma ormai sono il piano più basso ancora parzialmente libero dall'acqua. Gli schiavi vengono portati qui a spalare il fango e a portar via l'acqua, l'acqua e il fango raccolti vengono versati in grandi barili che poi con delle carrucole vengono portati al piano di sopra da altri schiavi che procedono a gettarli fuori del palazzo. Le stanze dei sotterranei sono piuttosto grandi e i prigionieri al loro interno godono di una discreta libertà di movimento. Tanto l'unica uscita è controllata a vista da due Nalfeshnee, uno dei quali ogni tanto fa un giro delle stanze per controllare che gli schiavi lavorino. Gli avventurieri stanno ancora guardandosi intorno per capire la situazione quando vengono avvicinati da uno degli schiavi. L'uomo dice di chiamarsi Misna. Il padre di Misna era un ingegnere che viveva a Sigil e fu assunto per lavorare alla ristrutturazione del castello con la promessa di un alto compenso. In realtà fu ridotto in schiavitù e così suo figlio Misna che a tempo aveva 10 anni e faceva da aiutante al padre. Ormai Misna ha 36 anni e suo padre è morto di stenti da molti anni. L'uomo dice al gruppo che ha escogitato un piano per fuggire e stava solo aspettando qualcuno che lo aiutasse. Con degli scarti di materiali ha costruito una specie di zattera di una particolare lamiera resistente all'acido che ha anche una piccola copertura, la tiene nascosta sotto un mucchio di stracci e calcinacci in una delle stanze e le guardie che controllano solo distrattamente i prigionieri non l'hanno mai notata. "Conosco bene la pianta del castello" dice Misna "visto che mio padre lavorava alla sua ristrutturazione e so per certo che la via per la libertà è dietro questa parete" e indica un muro in una zona buia. "La parete non è spessa e basta qualche colpo ben assestato per aprirsi un varco. Poi si potrà accedere ad una parte del castello ormai abbandonata e raggiungere una via d'uscita. Le guardie una volta al giorno si allontanano per una mezzora per mangiare, vanno nella stanza adiacente. Se noi apriamo velocemente un varco, prima che tornino e che uno dei due faccia il solito giro di controllo avremo molto tempo. Ho delle spranghe di ferro nascoste, non sarà difficile. Quando si renderanno conto di quello che è successo saremo già lontani." Altri schiavi che sentono il discorso per l'ennesima volta rumoreggiano: "Stupido pazzo non ce la farai mai. Ti troverai in una zona sommersa del castello o quella tua bagnarola si incastrerà da qualche parte." "Non è vero!" si arrabbia Misna "Sono anni che studio il piano. La barca è stretta abbastanza per passare in ogni corridoio del castello e so che una via d'uscita c'è. Voi se preferite restate a marcire qui dentro, ma io me ne vado!". Gli avventurieri sembrano appoggiare lo schiavo nel suo piano di fuga, tutti tranne Alfaluji che non si fida dell'uomo. L'elfo oscuro, non visto, cerca un chiodo e lo cosparge di veleno. Poi si avvicina a Misna e cerca di pungerlo distrattamente. Lo schiavo però se ne accorge e si arrabbia. Il drow minimizza e si allontana. Ad un certo punto si sente un grido e un tuffo. I due guardiani sogghignano e si fermano a guardare. Nel piano sottostante ai sotterranei, che è completamente sommerso, vive una seppia gigante immonda che di tanto in tanto sfrutta dei buchi nel pavimento per affacciarsi e afferrare qualche sventurato. Tutti gli schiavi si allontanano dal punto dove è avvenuto l'attacco, ma improvvisamente un tentacolo esce come dal nulla e afferra Berto trascinandolo sott'acqua. Il chierico tenta di lanciare un incantesimo, ma non ci riesce. Accorre Misna che porge ai compagni di Berto delle vecchie spade che teneva nascoste. Gli avventurieri accorrono e attaccano la seppia uccidendola. Berto è libero. Passa un po' di tempo e finalmente le guardie si allontanano. Subito il gruppo mette in atto il piano di fuga e in men che non si dica crea un varco nel muro indicato da Misna. Gli avventurieri attraversano il foro e lo ricoprono alla meglio. La Compagnia si ritrova in un lungo corridoio buio con acqua scura e fango che arrivano fino alle caviglie. A metà corridoio c'è una scalinata che scende e da qui in poi si procede con l'acqua fino al petto. I fuggitivi camminano ancora un po' quando vengono accolti da una brutta sorpresa. Dall'acqua emergono mani pallide e putrescenti che tentano di afferrarli e trascinarli in acqua; sono gli spettri dannati degli schiavi che sono morti sepolti vivi qui dentro. Gli avventurieri sfoderano le armi e iniziano a colpire i mostruosi arti, ma le mani una volta colpite svaniscono per riapparire più numerose. Berto invoca il potere della sua dea e intima agli spettri di allontanarsi. Così facendo riesce ad aprirsi un varco e a procedere. Paintaker invece si apre un varco combattendo e anche in questo modo riesce ad avanzare. Gli altri sembrano in maggiori difficoltà e Misna viene afferrato. Lo schiavo sta per essere trascinato sott'acqua quando Berto e Paintaker tornano sui loro passi e aiutano i compagni ad allontanarsi. Il gruppo può procedere e, dopo aver salito delle scale, accede ad un nuovo ampio corridoio. Per raggiungere questo corridoio si sale una scalinata, il pavimento è più in alto della parte precedente e l'acqua bagna solo la suola delle scarpe. Il corridoio da entrambe le parti è bloccato da frane e su di esso si affacciano 4 grandi porte di metallo. Berto si avvicina ad una di esse e la apre. Improvvisamente viene travolto da un'immensa massa d'acqua e riesce a malapena ad afferrarsi alla maniglia per non essere trascinato via. La stanza è completamente vuota. Il chierico ripete l'operazione con le altre porte, ma questa volta tenendosi ben saldo. Nell'ultima stanza viene scoperta una seconda porta. Il gruppo la apre e si ritrova in un nuovo lungo corridoio. Anche questa via viene percorsa, ma con grande delusione dei fuggiaschi, corridoio termina con una scalinata che scende inabissandosi nell'acqua fangosa. Sembra che gli avventurieri non possano procedere, infatti anche se potessero trattenere il fiato abbastanza a lungo e resistere ai danni dell'acqua leggermente acida, comunque non potrebbero portarsi dietro la barca. Salimba ha un'idea, la barca viene rovesciata e tenuta sopra le teste, in questo modo gli avventurieri possono camminare sul fondo dell'acqua avendo a disposizione una sacca d'aria in cui respirare. L'idea funziona e il gruppo può percorrere il corridoio sommerso fino a sbucare in un grande salone sommerso. Questa sala era un tempo ricchissima, statue, decorazioni, ricchi tavoli, splendidi lampadari di cristallo anche se in uno stato pessimo lasciano immaginare lo splendore che doveva avere un tempo questa stanza. Se si pensa poi a tutto ciò che l'acido avrà distrutto si capisce di trovarsi una stanza degna del palazzo di un imperatore. Gli avventurieri riescono a scorgere sul lato est una scala che sale uscendo dall'acqua. La scala viene percorsa e il gruppo raggiunge una stanza al piano superiore che si affaccia sul salone, la stanza è fuori dall'acqua ma non ha uscite. Gli avventurieri si riposano un po', poi ribaltano nuovamente la barca e tornano sott'acqua per trovare una via di fuga. Anche il salone non ha altre uscite se non quella da cui il gruppo è entrato e allora gli avventurieri tornano indietro fino al corridoio dov'erano prima di immergersi. Qui cercano attentamente ovunque e scoprono che in una parete vicino alle scale si apre una porta, ma non c'è modo di aprirla. Viene di nuovo raggiunta la stanza che si affaccia al salone e anche lì si cerca attentamente qualcosa di utile. Berto riesce a trovare uno sportello nascosto e al suo interno una manovella. Il chierico gira la manovella, si sente un rumore metallico, ma sembra che non sia successo nulla. Gli avventurieri speranzosi tornano di nuovo indietro e finalmente trovano la porta nel corridoio aperta. La porta segreta dopo una breve scalinata conduce in un corridoio a metà altezza tra il salone sommerso e la stanza che si affaccia al salone. Il corridoio è in salita e dopo un po' conduce ad una grata che da sull'esterno. La grata viene sollevata e finalmente i fuggitivi sono fuori. Subito il gruppo inizia a remare e ad allontanarsi dalla fortezza, ma la fuga è molto breve. Infatti la barca riesce a fare solo pochi metri all'aperto quando due Nalfeshnee la raggiungono in volo. "Tornate indietro" intimano i demoni "o affonderemo quella ridicola imbarcazione lasciandovi a morire affogati". I fuggitivi non possono che seguire gli ordini e tornare al castello dove li attende un marilith "Venite con me" dice "Il potente Galeus vuole incontrarvi". Gli avventurieri vengono portati di nuovo al cospetto del titano. Galeus guarda il gruppo con aria di sfida poi dice: "Nella verità dell'incubo il disgusto mi coglie, mentre il cuore sanguinante, come un maglio chiodato, sbatte contro il muro elastico dell'immutabile." Guarda di nuovo gli avventurieri uno per uno poi chiede "Com'è?". Tutti rimangono in silenzio poi Berto timidamente chiede: "Com'è cosa?". Il titano un po' stizzito risponde "Era poesia! Allora com'è?". Berto non si sbilancia e dichiara: "Non mi intendo di poesia". "Ve lo dico io" dice allora Galeus "fa schifo! Vedete io un tempo ero un poeta. Ma questo posto, questa gabbia acida, inaridirebbe anche l'animo del più nobile dei deva. E io sono costretto qui, per colpa di Kyatos, quel traditore! Però è vero, gli devo un favore e odio dover qualcosa a Kyatos. Così esaudirò le vostre richieste in modo che se mai incontrerò quel bastardo potrò strappargli il cuore con le mie mani." "Bene" continua "ma prima vediamo quanto valgono questi servitori di Kyatos, avanti chi mi sfida?".

 

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